ATTENTI AL GIALLO

Oggi, nel primo pomeriggio si terrà, innanzi il Tar, l’udienza nella quale si deciderà sulla richiesta, da parte del Governo, di annullamento e sospensiva dell’ordinanza di Marsilio, che riportava l’Abruzzo in orangezone. È presumibile che la decisione non sarà immediata, così come è presumibile che il provvedimento del proconsole abruzzese verrà sospeso se non direttamente annullato. In serata o forse domani si saprà qualcosa. Se quanto anticipato da fonti ministeriali, la rivalutazione dell’Abruzzo sarà oggetto di esame nella giornata di domenica, rischiamo di tornare in zona rossa per questioni di un paio di giorni se non per ore. Poca roba, anche se un evento del genere porterebbe uno scompiglio, una confusione, un disorientamento che gli abruzzesi non meritano. Il problema è che non resta solo l’amarezza, e la umiliazione, per una vicenda che è stata gestita molto male. Posto che Boccia e Speranza potevano essere più elastici, ma si sa si sono formati con la cultura del Politburo, la linea abruzzese ha poche attenuanti. Il metodo innanzitutto. Le iniziative unilaterali di Marsilio hanno molto il sapore di una manifestazione di ribellione verso il Governo, piuttosto che di scelte “per il bene degli abruzzesi.” Tra l’altro sembrano ispirate, se non “dettate”, dall’alto, in linea con la politica corsara della leader di Fratelli d’Italia, fatta di abbordaggi e cannonate contro i suoi avversari politici. Ma Giorgia non è Artemisia di Alicarnasso che, per quanto abile navigatrice e vincitrice, al comando della sua flotta, di battaglie e guerre, era anche molto saggia ed avveduta e si adoperò sino allo stremo per dissuadere Serse dall’impegnarsi nella battaglia di Salamina avendone previsto i catastrofici risultati. Con quel provvedimento poi il governatore abruzzese pare che stia completando la sua collezione di errori. In una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo, le cui conseguenze si riverberano pesantemente sulla salute e sulla economia delle popolazioni abruzzesi, fare a sportellate con il governo non ci sembra l’approccio migliore. Ma la decisione sbagliata di riaprire motu proprio l’Abruzzo senza cercare una concertazione con Palazzo Chigi, solo per guadagnare due giorni, è figlia di un altro errore. Quello di aver dichiarato, ai primi di novembre, la nostra regione zona rossa senza che ce ne fossero le condizioni ed i parametri. La frase: “tanto tra qualche giorno tutta l’Italia sarà zona rossa…”, pronunciata da Marsilio, all’atto della firma di quel provvedimento, è stata al contempo un alibi ed un mea culpa, che ci fa vedere  quest’ultima ordinanza come il tentativo di mettere una toppa a colori. Ma i problemi, quelli veri, devono ancora arrivare. Che l’Abruzzo resti, senza intervalli, o con una parentesi di qualche ora, zona arancione è niente di fronte ad un’altra prospettiva affatto incoraggiante. La orangezone, come ormai tutti sappiamo, è una zona rossa con il premio di consolazione. La vera sfida sarà passare in zona gialla, visto che i nostri i parametri già lo consentirebbero o sono vicini al consentirlo. Il mese di dicembre, come si sa, vale un anno intero per commercianti, ristoratori, proprietari di bar e caffè, e per tutto il terziario che da questo settore dipende. E non vi è chi non veda che un regime di misure precauzionali come quello in vigore, non è altro che un “rosso con la gassosa” che non incoraggia né i consumi né alimenta l’economia. E visto che abbiamo fatto ricorso al vino per rendere meglio l’idea, un bicchiere di rosso, ancorché annacquato, non si fa vedere mezzo pieno, neanche se ci richiama alla mente il rosso sparso sulla splendida Kelly le Broock, nell’esilarante film di Gene Wilder la Signora in Rosso. Lunedì sarà il 14. Dieci giorni al natale. La Lombardia, che ha parametri peggiori dei nostri su tutti i fronti, sarà gialla. Noi dobbiamo sperare di mantenere l’arancione. Marsilio ci dica: era il caso di litigare con Conte?

Ostilio

 

 

 

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