IL ROSSO (E IL NERO)

Chissà se Stendhal avrà mai immaginato che la parabola della ambizione, narrata nel suo romanzo “Rosso e nero”, si sarebbe poi realizzata nella vita reale in una vicenda legata proprio al colore “rosso”. La storia di Julien Sorel, seminarista della provence, alle prese con gonne e sottogonne di donne altolocate, tratteggia la figura di un giovane ambizioso, del quale non si comprende se le passioni siano lo strumento per il completamento della sua scalata sociale o ne siano la conseguenza, che compie così tanti passi più lunghi della gamba da rimetterci la testa.

Quell’angolo di visuale, dello scrittore francese, della fragilità della psicologia umana si adatta non poco alle vicende che ci riguardano da vicino. Come previsto in alcune considerazioni pubblicate in scritti precedenti, da oggi, e fino a domani, saremmo tornati in zona rossa. Il condizionale è d’obbligo perché, al di là di come si stiano comportando adesso gli abruzzesi, non si conosce al momento se il provvedimento del Tar è stato depositato contestualmente o ne è stato letto solo il dispositivo. In tal caso la stesura del provvedimento e la comunicazione alla Regione Abruzzo potrebbero slittare di qualche giorno (lunedì) ed allora in “rosso” non ci andremmo mai, se è vero come è vero che Speranza ha annunciato che domani saremo “olandesi”.

Al di là di queste minuzie tecniche resta la perplessità per un pasticcio che poteva essere evitato. I commenti negativi che si leggono sui social sono del tenore “tutto contro tutti”. E francamente hanno ragione ed ancor più ricca di “ragione si ravvisa la rabbia che la popolazione nutreAprire e chiudere un negozio non è questione di sole saracinesche, anche se solo per un giorno, e migliaia di attività commerciali piccole, grandi, di tutte le dimensioni, che dopo aver programmato un week end di aperture si ritrovano nello spazio di una notte a chiudere e poi riaprire senza saper esattamente se, come e quando, non è un bel servigio per le categorie interessate, per i cittadini, per gli abruzzesi tutti. Però poi un momento di riflessione deve insorgere e si deve capire che non si può risolvere la questione prendendosela con tutto e tutti, con tutta la politica e con tutti i politici, con tutta la giustizia e con tutti i giudici, con tutta la burocrazia e con tutti i burocrati, con l’intero sistema. Ci sono responsabilità precise. C’è quella di un governatore che vuole dare un segnale forte, una spallata al governo, una impresa ai suoi cittadini, una medaglia al suo petto da parte della sua leader. C’è quella di un governo, anzi di un ministro, che sposa la linea della intransigenza, delle regole innanzitutto, del qui comando io. In altri contesti ed in altre situazioni nulla di più condivisibile.  Le regole si rispettano, le gerarchie delle autorità anche, gli interessi dei cittadini pureMa in genere, ed a maggior ragione in situazioni di emergenza, come quella che stiamo vivendo, la regola principe, che non dovrebbe mai essere abbandonata da nessuno e che invece è stata in questo caso abbandonata, è quella del buon senso. Tra regione e governo si poteva trovare un accordo, all’indomani del provvedimento di Marsilio, dopo la diffida del governo, prima della proposizione del ricorso, prima della discussione in udienza. In tutte le fasi della sua storia Una concertazione maggiore, evitare di fare fughe in avanti, evitare intransigenze, pensare innanzitutto agli interessi del cittadino, trovare una soluzione concordata, che in tutti i passaggi sarebbe stata possibile, sarebbe stata la cosa migliore e non farsi governare dall’ambizione come Julien Sorel.   Ostilio      

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