MERCATO, GLI AMBULANTI ALZANO LA VOCE: SIAMO VITTIME DEI DISASTRI DELLA POLITICA (video)

Una decina di commercianti ambulanti si sono ugualmente recati in piazza Garibaldi a Sulmona nonostante la zona rossa. Hanno voluto far sentire la loro voce contro la decisione di annullare la zona arancione in seguito alla decisione del Tar che ha accolto la richiesta di sospensiva del governo contro l’ordinanza del presidente della Regione Marco Marsilio. “Siamo amareggiati perché le comunicazioni non si fanno la sera alle 22 quando tutti ci eravamo organizzati per venire al mercato. Questa mattina non ci hanno fatto aprire perché la polizia municipale ci ha detto che oltre al verbale saremmo andati incontro alla chiusura delle attività per cinque giorni”. E’ quanto affermano gli ambulanti che hanno voluto esprimere tutta la loro amarezza per questa situazione. “Le piccole imprese come noi escono distrutte. Siamo purtroppo lo zimbello dell’Italia, dobbiamo solo pagare perché diritti e doveri non esistono. Le tasse e le bollette arrivano. Siamo vittime di giochetti politici ma le conseguenze le paghiamo sempre noi”. E’ quanto aggiungono i commercianti che questa mattina sono giunti non solo dalla Valle Peligna ma anche da Pescara, Montesilvano, Chieti e Bussi sul Tirino per vendere i loro prodotti casalinghi, di abbigliamento, intimo e di altri settori merceologici. “Abbiamo un governo non più sostenibile. I politicanti hanno sempre lo stipendio mentre noi dobbiamo fare i conti con le spese anticipate”. E’ un altro grido d’allarme che viene lanciato perché si sentono vittime di una prova di forza tra il governo nazionale e la Regione Abruzzo. “Questa prova di forza non la paga Marsilio ma tutta la popolazione. I politici vengono votati per fare gli interessi dei cittadini e non i propri. E’ una situazione inaccettabile”. La protesta non è stata massiccia ma coloro che sono intervenuti hanno voluto comunque voluto lanciare un segnale per dire che le attività del mercato non possono chiudere: “Qui al mercato rispettiamo tutti le disposizioni sanitarie. Torniamo a casa delusi e speriamo che domani si possa tornare a lavorare”.

 

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