GIOVANNA DA BUGNARA

Sulla vicenda che riguarda la Presidente del PD, è stata fatta molta confusione, proviamo a vedere se la nostra ricostruzione serve a fare chiarezza.

Il Coordinatore della lista Rinascimento Italiano, investito di tale carica non da un gruppo di iscritti locali ma addirittura dal leader nazionale del movimento Prof. On.Vittorio Sgarbi quasi con lo stesso magico tocco con il quale il Pontefice impone la porpora cardinalizia semplicemente poggiando lo zuccotto sul capo del nominato, rilascia un comunicato stampa con il quale annuncia che alle prossime elezioni comunali la lista, di cui è Coordinatore, sta pensando a cinque donne tra cui la Presidente del PD.

Poco dopo giunge un contro-comunicato, da parte dello stesso dirigente politico, con il quale si dice che il nome della Presidente Dem è stato inserito per errore.

Gli organi di stampa pubblicano prima l’uno poi l’altro comunicato.

Tranne un giornale che rende pubblico solo quello corretto. Per amore di verità sosterrà pubblicamente il direttore di questo giornale.

Cominciamo a chiarire le cose.

L’esponente sgarbiano parla di errore.

Quando si scrivono testi, documenti o comunicati un refuso può essere lo sbagliare la digitazione di un lemma (volevo scrivere “marrone” e scrivo “massone”), oppure omettere un articolo, un pronome, un verbo, un soggetto o un complemento.

Oppure ancora, in una elencazione. scordarsi di un nome che andava inserito.

La vediamo francamente dura che una inclusione di un nome in un elenco rappresenti un errore, specie se quel nome è notoriamente stridente, per la sua collocazione politica, per la sua storia, con gli altri dell’elenco.

Contrasto che non doveva sfuggire a chi, come il nostro, occupa un ruolo politico importante, per un movimento importante, capeggiato da un leader importante, a meno che questo error confesso non sia un totale sprovveduto (ma allora ci chiediamo: che ce l’hanno messo a fare e perché non si provvede a rimuoverlo).

La Presidente ovviamente insorge sui social per rivendicare la sua estraneità a tale anomala ed innaturale collocazione politica ed ha ragione.

Dove secondo noi sbaglia è la direzione verso la quale rivolge l’indice del j’accuse. 

Con parole di fuoco, intrise di offese implicite ed esplicite, di ironie, sottintesi, dileggi infamanti, frasi intrise di odio, disprezzo e cattiverie (come da tempo fa  in tutti i suoi scritti contro quelli che considera i suoi odiati nemici o chiunque le attraversa la strada) invece che prendersela con l’autore del comunicato (il noto Coordinatore) se la prende con i giornali che hanno pubblicato i due comunicati, accusandoli di strumentalizzazione, di persecuzione personale, mercenarismo al soldo del grande demone Andrea Gerosolimo, dipingendosi con i panni dell’eroina in eterna difesa del “bene” ed oggi martire del “male”.

“Avreste dovuto difendere la verità, e non diffamarmi,” tuona codesta pulzella del terzo millennio, richiamando la tesi dell’unico giornale che ha nascosto il primo comunicato e pubblicato solo il secondo, (prima che qualcuno pensi ad una accezione offensiva “pulzella”, come veniva chiamata Giovanna d’Arco, è stato citato proprio per richiamare la figura della eroina francese).

Ma le cose stanno in maniera diversa da come la animosità della “Giovanna da Bugnara” le ha descritte.

La verità giornalistica non è se la Presidente si sarebbe candidata o meno con la lista di Sgarbi.

Questa circostanza è palesemente inverosimile e ne parleremo dopo.

La verità giornalistica è che il Coordinatore cittadino della lista Sgarbi ha emesso un primo comunicato nel quale ha inserito la Presidente Dem, tra le sue candidate e poi si è rettificato.

E siccome, che non si sia trattato di errore, il dubbio arriva forte ed intenso come l’odore di cipolle dopo che sono state cotte a zuppa nella sofisticata ricetta francese, i due comunicati andavano pubblicati per intero.

Ed altrettanta verità giornalistica è che questo dubbio, sulla genuinità dell’errore, andava posto all’attenzione dei lettori e non nascosto.

Era non solo doveroso accertare se fosse vera la candidatura della esponente democratica (ma che fosse una bufala era talmente scontato che non andava rimarcato più di tanto) ma anche se non fosse vera la versione dell’errore e non nascondesse qualche secondo fine, subdolo o meno che fosse.

Ma la cosa che ci ha sorpreso di più è che, tra i commenti alla requisitoria della Presidente, è spuntato quello dell’autore dell’errore (il noto Coordinatore) il quale, invece di scusarsi, solidarizza e le si affianca nei j’accuse ricevendo dalla Presidente, invece che una reprimenda solenne, cenni di cordiali intenti unendosi entrambi nel vituperio contro il nemico comune, creatore del male assoluto.

Considerazioni finali.

Le notizie che sono circolate riguardano due fatti che sembrano legati dallo stesso vincolo di unicità, ma che in realtà sono distinti.

Che la Presidente avesse mai minimamente pensato di candidarsi con Sgarbi e che ciò potesse accadere è palesemente un assurdo al quale non abbiamo creduto neanche per un millesimo di secondo.

Però che fosse parimenti incredibile che il comunicato del “Coordinatore sgarbiano” fosse stato un errore è altrettanto certo e abbiamo già spiegato perché.

Perché lo abbia fatto non lo sappiamo, forse per l’ansia di apparire nel suo nuovo incarico, forse perché sprovveduto, forse perché ha raccolto imprudentemente voci e chiacchiericci senza curarsi di pesarne la fondatezza, per lanciare una provocazione ai Dem, per cercare di destabilizzarli, forse per un gioco diabolico di cui non si comprende la trama.

Però ribadiamo non è stato un errore.

Questa circostanza è cosa, però, totalmente diversa dalla seconda notizia.

E cioè se o che ci siano stati, in questi ultimi mesi, contatti, intrecci, dialoghi tra il fronte della sinistra e quello della destra per unirsi in una unica alleanza per sconfiggere la coalizione gerosolimiana.

Sulla fondatezza di questo fatto c’è più di un indizio.

1.- Sgarbi quando riferisce del suo o incontro con Casciani dice di aver discusso anche di un accordo al secondo turno.

2.- Il “noto coordinatore”, nel suo comunicato parla a più riprese di un fronte comune che comprenda tutti i nemici di Gerosolimo per sconfiggerlo e poi si vedrà.

3.- Casciani, al comunicato del suo consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci con il quale stigmatizza alleanze contro natura con la Lega, replica brutto muso dicendogli in sostanza “stattene a casa tua, fatti i fatti tuoi, qui a Sulmona le alleanze le decidiamo noi”.

4.- La Presidente si guarda bene dall’inveire contro l’autore di quella che lei definisce una infamia (forse per non creare destabilizzazioni con un potenziale alleato) ma se la prende con chi ha pubblicato la notizia unendosi poi Geronimo e Toro Seduto nel canto di guerra contro l’odiato nemico.

Quattro indizi non fanno una prova, o forse sì.

Le parole son macigni: “semmai al secondo turno”. E chi se le scorda.

Non c’è differenza una alleanza tra PD, LEU, Lega, fratelli d’Italia e compagnia cantante è innaturale sempre, primo, secondo turno che sia.

Ma soprattutto è innaturale il “perché” si parla, si pensa, si discute e si è discusso di un simile obrobrio pari alla “banana di Catellan”.

Questa idea non nasce per la ricerca di una solidarietà con la finalità di costruire qualcosa di importante per la città.

L’intento è quello di fare una guerra, contro qualcuno, contro una alleanza.

Nulla di propositivo, tutto di distruttivo.

In politica non si fanno mai le guerre contro qualcuno ma sempre le battaglie per qualcosa.

La Presidente Dem nella sua requisitoria, proclama che lei ed il suo partito volano alto.

Non ci pare, li vediamo più come viaggiatori di una metropolitana, in essa intrappolati.

Ostilio  

 

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