CHE FINE HA FATTO RISONANZA MAGNETICA?

Dopo l’inaugurazione formale dell’ospedale di Sulmona nel lontano 4 dicembre 2018 e dopo il trasferimento di tutti i servizi ospedalieri, a fine novembre 2019 fu acquistata la risonanza magnetica per metterla al servizio degli utenti. Chi si sognerebbe mai di acquistare una Ferrari senza avere un garage? È quello che è successo all’ospedale di Sulmona. Abbiamo fatto prima a costruire un ospedale che a sistemare la stanza per accogliere la risonanza magnetica. Con delibera 354 del 20 febbraio 2020 era stato approvato il programma triennale delle opere pubbliche 2020/2022 che nell’elenco delle opere da realizzare prevedeva la realizzazione di lavori propedeutici all’installazione della nuova risonanza magnetica con uno stanziamento di 372mila euro. Un anno se ne è già andato, speriamo che nei prossimi due anni qualcuno cominci seriamente a mettere mano ai lavori. Che poi non si capisce come mai dobbiamo pagare tutti questi soldi per sistemare una stanza che a quanto pare all’atto della realizzazione non era idonea all’uso convenuto. Intanto nell’attesa che qualcuno cominci ad effettuare lavori di adeguamento della stanza vorremmo sapere in quale magazzino è stato chiuso un macchinario di ultima generazione per capire se ogni tanto qualcuno vada lì a togliere la polvere prima che diventi una macchina d’epoca. Intanto a farne le spese sono sempre di utenti che per fare una risonanza magnetica devono spostarsi necessariamente in altre strutture. Pazienti ricoverati che per fare una risonanza magnetica necessaria alla diagnosi devono essere trasportati in altri ospedali con impegno di mezzi di soccorso già carenti nella situazione emergenziale in cui versiamo.

Avv. Catia Puglielli

3 thoughts on “CHE FINE HA FATTO RISONANZA MAGNETICA?

  1. La risposta alle sue domande Avvocato e’ una sola: mancanza di project management. La suddivisione degli spazi , evidentemente, non e’ stata fatta da persone in grado di gestire la movimentazione dei macchinari vecchi e nuovi e del personale dedicato. E credo che se si va piu’ a fondo si scoprira’ anche che l’aspetto funzionale di tutto il reparto in oggetto non e’ studiato per garantire sicurezza e privacy a chi ci opera e chi deve fare gli esami. Fino a quando la gestione e la progammazione verranno demandate a persone prive dell’esperienza necessaria e della professionalita’ appropriata questi e solo questi saranno i risultati e, aggiungo io, le spese da pagare postume per rimediare all’incompetenza. Senza considerare naturalmente i costi passivi addebitati dell’utenza costretta a fare esami fuori sede.

    2
    0
  2. E’ una storia che, a distanza di tanti anni, si ripete, con la differenza che quella che sto per raccontare fu a lieto fine. Nel marzo del 1987, eletto alla presidenza della ULSS, come primo, urgentissimo atto, fui costretto ad occuparmi dell’allocazione di una TAC (allora di ultimissima generazione) ancora imballata e non utilizzabile perché priva della destinazione: un locale appositamente rinforzato sulla base di indicatori tecnici precisi. In pochi giorni deliberammo una gara d’appalto per la progettazione e la realizzazione dell’infrastruttura che fu allocata secondo quanto stabilito dalle norme tecniche di sicurezza.

    1
    0
    1. Se nel lontano 1987, in pochi giorni avete deliberato per la TAC, come mai nel corso della sua presidenza non ha pensato anche a un efficientamento degli ambulatori e del CUP, tanto economico quanto in qualità di servizio offerto al cittadino “paziente”? 30 anni di gestione passati, di cui una fetta “i suoi” e siamo ancora li a pagare affitti e qualità dei servizi che lascio giudicare a lei.

      0
      0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *