PUNTO NASCITA, CISL: LA MANNAIA NON FINIRA’ FINCHE’ CI SARA’ IL DECRETO LORENZIN

“Abbiamo riflettuto un po’ dopo aver ricevuto la doccia fredda della richiesta di chiusura del punto nascita di Sulmona. Noi eravamo parte attiva, insieme ad altri, già qualche anno fa quando grazie al decreto 70 della Lorenzin iniziò tutta questa storia. Per questo motivo oggi non ci sentiamo di ricominciare tutto da capo”. Ad affermarlo Gianna Tollis della Cisl Medici Sulmona ed il responsabile aziendale della Cisl Fp Mauro Incorvati. I due esponenti della Cisl si dichiarano “assolutamente consapevoli  che la mannaia sul punto nascita di Sulmona non sparirà mai del tutto finché si terrà in vita la riforma Lorenzin che tanto ha danneggiato il concetto di sanità, ridimensionandolo a mero elenco numerico. Altrettanto consapevoli, però, siamo del fatto che ad oggi il nostro punto nascita lavora ancora e nel pieno della sua attività perché, alla fine, non è stato facile mettere un sigillo e via”. Tollis e Incorvati proseguono affermando che “nonostante l’elenco freddo e demoniaco rinviato dal Ministero per giustificare il diniego, su questo territorio siamo ancora consapevoli che il bambino, anche se unico, che nasce a Palena deve avere gli stessi diritti di assistenza sanitaria di quello che nasce in una delle altre zone del nostro Paese. Il documento del Ministero, che appare ancora più irriverente proprio perché restituito da forze politiche che fanno dei deboli e dei territori la propria bandiera elettorale, ci dice tra le righe che siccome a Scanno nascono tre bambini l’anno e che due di questi sono nati altrove, quello unico che è nato a Sulmona non pesa nell’economia della nazione. Non è questa la sanità di cui abbiamo bisogno, non è questo a cui vogliamo tendere. Il nostro obiettivo è esattamente l’opposto: fare in modo che tutti, in qualsiasi posto decidano di vivere, possano contare sulla stessa assistenza e godere degli stessi identici diritti di salute”. La Cisl fa presente inoltre che in Valle Peligna l’esistenza del punto nascita non dovrebbe essere messa in discussione perché i problemi della sanità sono molti “e se al più presto non se ne prende consapevolezza faranno in modo che nessuno qui possa più contare sui proprio diritto alla salute. Con la delibera a firma della direzione strategica di questa Asl, in cui si attua il programma per la fase 3 della pandemia, Sulmona diventa ufficialmente un ospedale Covid  con sei posti di rianimazione Covid a fronte del presidio di Avezzano in cui non sono previsti posti letto Covid (perché una rianimazione no-Covid deve pur esserci!), 12 posti letto di medicina Covid, due posti letto per detenuti e quattro posti di osservazione breve in pronto soccorso. Quello che doveva essere un aiuto straordinario oggi è stato messo nero su bianco. Questo programma condanna il nostro ospedale a una attività ordinaria pressoché nulla perché i reparti di urologia e ortopedia resteranno accorpati, perché non si potrà riprendere l’attività chirurgica in elezione (senza rianimazione non si può programmare un intervento), perché i medici della medicina saranno ancora divisi tra medicina normale e medicina Covid. La patologia da coronavirus purtroppo esiste e dobbiamo affrontarla nel modo migliore ma esiste anche l’assistenza ordinaria che deve essere garantita sul territorio molto di più di quanto non si faccia in questo momento. Quando si parla di Sulmona sono quasi tutti infastiditi e indispettiti tanto da mettere in atto comportamenti poco consoni come è successo e sta succedendo per la radiologia. Una graduatoria a tempo determinato proveniente da un concorso specificatamente per Sulmona viene utilizzata per Avezzano e L’Aquila senza risolvere la criticità grave e duratura del nostro presidio. Ci viene da pensare che la carenza di Sulmona venga utilizzata per sanare altre situazioni e non sarebbe la prima volta. La soluzione è stata ripristinare la reperibilità dei medici radiologi con gravissimo nocumento per gli utenti, i pazienti ricoverati, gli ammalati di coronavirus e i medici stessi. E’ una ulteriore diminuzione della dignità di questo ospedale. La Cisl Medici e Fp hanno più volte denunciato le singole situazioni ma oggi l’invito del sindacato è di iniziare a guardare al problema con un campo visivo più ampio. E’ in atto una inesorabile e pericolosa guerra nei confronti del nostro ospedale e le risposte sono inadeguate perché condizionate dall’imminenza delle elezioni. D’altronde però non si può date tutta la colpa alla politica di questa o di quell’altra parte. Dobbiamo fare tutti un’assunzione di responsabilità perché a questo territorio non abbiamo concesso il rispetto che merita. L’agone politico è una cosa, gli interessi particolari sono altra cosa ma il bene comune deve stare al di sopra di colori politici, di interessi particolari. Riteniamo che sia il dovere di tutti  mettersi insieme, superando le divisioni politiche, individuali e di parte, per impedire una ulteriore e, questa volta, definitiva, spoliazione del nostro territorio. Guardiamo, per una volta, all’esempio che ci viene dalla vicina Marsica non per criticare ma per emulare: alziamo anche noi una barricata compatta e solidale contro chi per propri personali interessi, desidera la distruzione di questa meravigliosa valle. Il nostro sindacato – conclude la nota – è a disposizione per avviare un percorso costruttivo e operativo con chiunque sia disposto a credere ad una seconda opportunità per il nostro ospedale”.

 

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