LICEO CLASSICO, NUOVA SCONFITTA PER GLI ARCHITETTI E PER IL PD

E sono due. Dopo la sonata presa nella partita di andata, anche al ritorno l’Ordine degli architetti si è preso una caterva di pappine e se ne torna a casa zitto zitto. Ci vorrebbe il Francesco giallorosso per fare quel bel gesto della manina con l’indice puntato sul nasino e poi la mano raccolta nelle quattro dita che recita la mortificante formula del stateve zitti ed annatevene a casa. Abbandonando la metafora calcistica per scivolare su uno stile linguistico più serio, non c’è che da rimarcare che la tenacia è un pregio e l’ostinazione è un difetto specie se accompagnata dalla protervia. Abbiamo già scritto che non comprendevamo le ragioni che avevano spinto l’Ordine degli architetti a fare il ricorso al Consiglio di Stato, dopo che il Tar aveva pronunciato una sentenza così chiara e smaccante. E non avevamo neanche capito perché successivamente non avevano raccolto l’appello conciliante dell’assessore Zavarella, che aveva invocato un ritiro del ricorso in nome degli interessi della città. Anzi lo avevano respinto con sdegno sostenuti dalla difesa d’ufficio del partito, allora di Zingaretti oggi di Letta, che in un comunicato stampa di fuoco era soccorso in aiuto all’ordine professionale difendendone l’autonomia e il diritto di iniziativa. Quelle perplessità, da noi manifestate all’inizio, hanno avuto più di una ragione e le decisioni dei giudici amministrativi danno alla vicenda le oscure tinte del tentativo di sabotaggio. A cosa sia servito tutto ciò non si comprende. Sotto il profilo giudiziario è una sconfitta su tutta la linea, con tutti i soldi che hanno speso. E non si dica che questo provvedimento del Consiglio di Stato è solo il rigetto della richiesta di sospensione e che la decisone sul merito deve essere ancora pronunciata, perché ben si sa che sulla sospensiva si valutano anche le ragioni di merito del ricorso e che, se i giudici lo avessero ritenuto anche in una sola parte fondato, avrebbero sospeso l’appalto. Sotto il profilo dell’immagine gli architetti passano come i nemici del liceo classico e quindi come i nemici della città che al contrario, nella sua interezza, vuole che la prestigiosa scuola umanistica torni nel centralissimo salotto della città. Sotto il profilo politico è una débâcle senza precedenti perché, se si voleva impedire che la soluzione della vicenda del Liceo Ginnasio Ovidio diventasse un merito di questa amministrazione, l’obiettivo è miseramente fallito. Se ne fossimo degli iscritti una riflessione la chiederemmo, nel partito di corso Ovidio 226, sulla strategia adottata dalla sua classe dirigente di fiancheggiare l’Ordine degli architetti, ai limiti del sospetto di esserne i mandanti, e qualche domanda sul destino del partito nel gradimento dell’opinione pubblica sulmonese ce la porremmo.  Ma non sono fatti nostri e forse ci sbagliamo di grosso. Certo è che le elezioni si avvicinano e le tranvate in fronte si moltiplicano. Nel frattempo l’appalto va avanti ed il ritorno degli studenti nel centro della città è sempre meno un sogno irrealizzabile e sempre più un obiettivo vicino al concretizzarsi. E di questo Sulmona ne è certamente contenta.

Ostilio

 

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