PASSIAMO OLTRE, LA PASQUA

Lo scorso lunedì si è conclusa la Settimana Santa, periodo dell’anno di grande importanza per i cristiani e fortemente caratteristica nei festeggiamenti nel nostro territorio. La Madonna che Scappa in Piazza è una delle manifestazioni, seppur di matrice religiosa, più apprezzate ed amate di Sulmona. Per cogliere il significato della Pasqua cristiana e dei suoi simboli dobbiamo fare un passo indietro poiché affonda le sue origini nella storia e nella cultura ebraica. Il termine Pasqua in aramaico significa “passare oltre, passaggio“, fa riferimento all’uscita del popolo ebraico dall’Egitto quando Mosè, spezzando le catene della schiavitù, libera il suo popolo dal faraone. Durante il cammino nel deserto che dura 40 anni, Dio gli consegna i dieci comandamenti con il compito di guidare il popolo nella terra promessa. Tra i simboli pasquali troviamo l’agnello associato all’episodio della decima piaga, quando il Signore scese sulla terra, vide il sangue dell’agnello sulle porte delle case di Israele e “passò oltre”, colpendo solo i primogeniti maschi egiziani. La colomba e l’ulivo sono due simboli di pace, oltre che di salvezza: fu infatti una colomba con un ramoscello di ulivo nel becco ad annunciare la salvezza a Noè dopo il diluvio universale. Per i cristiani Gesù dopo la morte ha sconfitto le tenebre ed è risorto dall’aldilà. Il tema della rinascita è comune a numerose altre culture e religioni precristiane e coincide con l’arrivo della primavera. Il risveglio della natura dopo il freddo inverno è uno dei temi principali delle festività greco romane, i romani festeggiavano il Navigium Isidis e le Hilaria, ossia la resurrezione di Attis, figlio di Cibele, che aveva vinto la morte ed era ritornato dagli inferi. Il simbolo delle uova, rappresenta una nuova nascita. Per gli egiziani il Dio che ha creato l’uomo è rappresentato mentre forgia un uovo, che è anche l’emblema che racchiude i quattro elementi della natura: aria, acqua, terra e fuoco. Anche i Persiani, erano soliti scambiarsi uova colorate durante le festività primaverili quale simbolo di fecondità e rinnovamento della natura. A Sulmona le origini del rito della Madonna che Scappa in Piazza sono incerte, testimonianze risalgono al 1600, ma le radici risalgono al periodo medievale. “La Madonna che Scappa è una caratteristica rievocazione dell’incontro tra la Madonna e il Cristo Risorto. Dopo la messa della Domenica di Pasqua dalla chiesa di Santa Maria della Tomba parte la processione della Confraternita di Santa Maria di Loreto, caratterizzata dai tipici colori verdi della confraternita. I confratelli trasportano le tipiche luci e le statue dei santi Giovanni, Pietro e del Cristo Risorto. La “partenza” della statua è in piazza Garibaldi: figurativamente, la statua di San Giovanni raggiunge la porta della Chiesa di San Filippo, annunziando alla Madonna l’avvenuta resurrezione del figlio, cui Maria, secondo la leggenda, non crede. San Giovanni torna da San Pietro affinché anche lui porti il lieto annuncio a Maria ma non gli crede. San Giovanni ritenta di nuovo, questa volta con esiti positivi, cosicché la Madonna accetta di seguire i due apostoli e il portone di San Filippo si apre tra gli applausi degli astanti. La Madonna esce e, accompagnata dai due apostoli, con il passo dello “struscio” si avvia al centro della piazza, dove c’è il fontanone. In questo frangente l’atmosfera della piazza si fa tesa: i due apostoli si fermano, mentre, da lontano la Vergine riconosce il Figlio Risorto. In un attimo, con un ingegnoso sistema di fili (conosciuto soltanto dalla Confraternita e dalla famiglia d’Eramo, che ha il privilegio di vestire la Madonna), il manto nero e il fazzoletto cadono, lasciando il posto ad un meraviglioso abito verde ed oro, accompagnato dal volo di dodici colombe bianche”. Secondo la tradizione popolare, se dovesse andare qualcosa storto è presagio di sventura, come accadde nel 1914 e nel 1940, la statua cadde a causa di un portatore che inciampò, questo portò i sulmonesi a supporre che la caduta fosse un presagio delle successive due guerre mondiali. Lo scorso anno, così come la scorsa domenica, a causa dell’emergenza dovuta alla pandemia del Covid-19, la corsa si è svolta a porte chiuse all’interno della Chiesa di S. Maria della Tomba così come negli inizi del XIX secolo quando la manifestazione si svolgeva nella chiesa.

Latifa Benharara

(foto di Davide Centofanti)

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