L’ANNIVERSARIO DI MORTE DI CEZANNE E LA PITTURA EN PLAIN AIR

Amici di “Punto e Virgola” ben trovati in questo nuovo appuntamento settimanale. Come oggi, il giorno del 22 ottobre 1906, esattamente 115 anni fa, muore uno dei più incredibili pittori e maestri di sempre. Dopo alcuni giorni di sofferenza seguito ad una violenta polmonite, passò a miglior vita Paul Cézanne. Fu colto da un improvviso temporale mentre dipingeva all’aperto. Cézanne nacque il 19 gennaio del 1839 da una famiglia benestante, la sua vita è stata ricca di esperienze che lo segnarono nel profondo. In giovane età conobbe lo scrittore Emile Zola, frequentò il collegio Bourbon e successivamente anche dei corsi di disegno alla Ecole des Beaux-Arts di Aix. Trascorse tutta la sua vita in Francia e, tranne per una piccola parentesi in Svizzera, ha quasi vissuto sempre ad Aix. Andò a Parigi ed incontrò diversi pittori impressionisti, parteciperò ad un’esposizione nel 1874 restando con loro fino al ’79, dopodiché si allontanò. Dagli impressionisti lui apprese quello che è il modo di dipingere “en plain air”.

L’assidua ricerca della massima luminosità dei colori. Si dedicò un po’ più a quello che era il suo modo di esprimersi; secondo lui l’artista ha il compito di realizzare una propria sintesi su tela cogliendo la vera essenza delle cose, degli elementi e darne una una personale percezione. Un tipo di contemplazione, una sorta di meditazione attiva, è stata quella che è riuscito a portargli il grande successo rendendolo uno dei grandi maestri, dipingendo e insegnando fino alla fine dei suoi giorni. Questa sua ricerca di andare oltre, insieme allo studio geometrico ha gettato le basi a quel movimento noto come il cubismo. Il suo sforzo era quello appunto di andare oltre e di creare con intelligenza un pittore ricercatore che andava ad indagare la realtà per scoprirne l’essenza.

La pittura en plain air si svolge all’aperto per catturare le sfumature sottili della luce che generate su ogni dettaglio. L’obiettivo di questa tecnica è cogliere la verità, l’essenza ultima delle cose dall’osservazione diretta della realtà. Il movimento si diffuse nel XIX secolo in Europa, in passato gli artisti avevano già utilizzato la pittura all’aperto raffigurando il paesaggio ma è da questo momento in poi che hanno deciso di utilizzare la luce per studiarla ed ottenere determinati effetti. In Italia possiamo parlare dei del movimento dei Macchiaioli, sviluppatosi similmente nello stesso arco di tempo, questo grazie alla diffusione dei colori in tubo più pratici e facilmente trasportabili rispetto ai colori preparati nei laboratori creati con maestria mescolando i pigmenti naturali in polvere e con l’olio di lino. Un’altra invenzione importante nello stesso periodo era un tipo di cavalletto che poteva contenere sia le palette dei colori che incastonare la tela, con gli appoggi di legno telescopici. I pittori si ritrovano a fare delle vere e proprie escursioni nelle campagne invece di rimanere nel loro studio.

Latifa Benharara

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