LUCE SULLA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE PERSONE CON DISABILITA’

Oggi 3 dicembre si celebra la Giornata internazionale delle persone con disabilità. Istituita nel 1992 dall’Onu, nasce con lo scopo di promuovere una più diffusa e approfondita conoscenza sui temi della disabilità, sostenere la piena inclusione delle persone disabili in ogni ambito della vita e combattere qualsiasi forma di discriminazione e violenza.

“Leadership e partecipazione delle persone con disabilità verso un mondo post Covid-19 inclusivo, accessibile e sostenibile” è il tema della giornata di quest’anno. La crisi globale del Covid-19 sta infatti approfondendo le disuguaglianze preesistenti, espandendo la portata dell’esclusione ed evidenziando che il lavoro sull’inclusione della disabilità è imperativo. Le persone con disabilità – più di un miliardo – sono uno dei gruppi più esclusi nella nostra società e sono tra i più colpiti da questa crisi in termini di vittime. Anche in circostanze normali, le persone con disabilità hanno meno probabilità di accedere all’assistenza sanitaria, all’istruzione, all’occupazione e di partecipare alla comunità.

Valeria Porretta, educatrice all’Anffas di Sulmona ci racconta le attività svolte stamani per questa ricorrenza: “Abbiano partecipato attivamente a due eventi questa mattina, la Leroy Merlin ha donato un albero di Natale, gli operatori sono venuti con tutto il materiale ed è stato realizzato l’albero insieme ai nostri ragazzi vivendo momenti di vera inclusività”.

“Nel secondo evento invece siamo stati invitati dalla Magneti Marelli ad approfondire il tema dell’inclusione sociale dal punto di vista lavorativo. Durante l’anno collaboriamo con diverse aziende locali, i ragazzi confezionano i loro prodotti e poi li presentiamo ai futuri acquirenti sul nostro negozio virtuale presente su bring. Il nostro obiettivo è l’inclusione, cioè far si che le persone con disabilità siano parte attiva della società”. Oggi è un’occasione di riflessione e di presa di coscienza, capire, comprendere e soprattutto agire.

Lucia Lanciani, di Sulmona, mamma di una ragazza con disabilità fa luce, ci spiega e ci lascia un’importante testimonianza. “Dal momento in cui ai genitori viene comunicato la disabilità di un figlio, non sempre viene data come notizia certa, dicono “si presume”, quasi a non volersi prendere la responsabilità del loro destino. Dal momento che sai che tuo figlio è disabile bisogna elaborare un lutto, il lutto di non avere un bambino sano e prepararsi a quello che è il mondo della disabilità. Quando si dà questa notizia, purtroppo si è e ci si sente soli. Nessuno ti dice cosa devi o non devi fare o ciò che ti spetta o non ti spetta. Purtroppo spesso sono gli stessi membri della famiglia ad allontanarsi perché non sanno come aiutare e fanno prima a scappare. Bisogna entrare in un ambito che è quello della terapia, con procedimenti, richieste e graduatorie, che è strano poiché tuo figlio ha bisogno di riabilitazione nell’immediato. Anche dal punto di vista scolastico, ci sono delle normative estremamente datate per quanto riguarda la tutela dei ragazzi all’interno delle scuole. Leggi del ’92 che dovrebbero tutelare non vengono sempre attuate. Noi come genitori abbiamo il dovere di non fare pesare mai sui nostri ragazzi la loro disabilità, cosa non semplice poiché le difficoltà da affrontare sono tante, dopo 20 anni affrontiamo le stessa problematiche. Che mia figlia aveva 6 anni e che oggi ne ha 20 non è cambiato nulla, affrontiamo gli stessi problemi e discussioni all’interno del sistema scolastico, sanitario e quant’altro. La nostra società sembra che non abbia ancora compreso davvero cosa significa disabilità. C’è tra le persone un’indifferenza totale. In passato c’era un po’ più di rispetto ora le persone sono più incattivite. Il ragazzo con disabilità innanzitutto vuole essere accettato, che si senta far parte di un qualcosa. Qualcosa di bello che si potrebbe fare a scuola è semplicemente passare del tempo con il proprio compagno di classe, oltre che ai semplici compiti, assegnare il compito di conoscere da vicino la realtà di un disabile per poi condividere l’esperienza con una relazione scritta ad esempio. Purtroppo quello che oggi si è perso all’interno delle scuole è quel senso di unione, sia i ragazzi normodotati che disabili sono visti singolarmente. La scuola ha tanto da offrire ai ragazzi, ma bisogna lavorare molto sull’inclusione e integrazione scolastica nel territorio. Bisogna riscoprire il valore nello stare assieme”.

“Il vero problema che ci poniamo oggi è quanti disabili sono presenti nel nostro territorio? E quanti ne vediamo in giro? Garantisco che è pieno ma molti non li vediamo. Ci siamo mai chiesti il perché e cosa facciamo noi affinché queste persone escano fuori? Sharon ha un ritardo motorio e intellettivo. Sharon mi chiede perché non ha amiche. Come mai non la chiamano per andare a casa loro o mangiare insieme”. Ecco amici di Punto e Virgola, chiediamoci il perché e poi cosa possiamo fare noi nel nostro piccolo nel contribuire attivamente a migliorare la nostra società.

Latifa Benharara

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