IL RICORDO DI AVERE IL MONDO INTERO TRA LE MANI

Amici di “Punto e Virgola” ben trovati nel nostro appuntamento settimanale; l’amato Morrone è innevato come un pandorino ricoperto di zucchero a velo, gli alberi di Natale sono addobbati a festa e il profumo di una fumante tisana all’arancia, zenzero e cannella accompagnano questo venerdì.

Lo scorso sabato ho assistito all’emozionante evento voluto dall’associazione “Insieme per Fabrizia Di Lorenzo”. Una commovente cerimonia che ha visto partecipare istituzioni, autorità civili e religiose, i familiari della nostra cara concittadina, la dirigente Caterina Fantauzzi e gli insegnanti dell’istituto superiore Ovidio, gli studenti vincitori del concorso letterario a lei dedicato e lo scultore Alessandro Caetani, vincitore del concorso indetto dalla stessa associazione. Una giornata dedicata al ricordo di Fabrizia Di Lorenzo, la giovane donna di Sulmona rimasta vittima dell’attentato terroristico di Berlino il 19 dicembre 2016, ma anche e soprattutto una giornata dedicata ai ragazzi, i giovani, il futuro della nostra società. Sono stati diversi gli interventi e le toccanti parole da parte dei partecipanti ed è stato incredibile di come in questi anni la famiglia di Fabrizia è riuscita a dare una sorta di senso a questo lutto dando vita a diverse importanti iniziative.

“L’albero dell’accoglienza” è il titolo dell’opera in bronzo che viene ammirata dagli studenti ogni giorno percorrendo viale Togliatti, l’albero è un simbolo, un inno alla vita, un ricordo di Fabrizia che come un albero teneva strette le sue radici ma conoscendo e aprendosi all’altro, al nuovo, al mondo. L’opera è nata come sintesi di quello che erano gli ideali di Fabrizia, un albero con due mani che raccolgono un mondo diviso, tagliato al livello dell’equatore, un mondo ferito che è stato ricucito come speranza di un domani migliore. Il sindaco della città, Gianfranco Di Piero, sottolineò di come sia simbolo anche dei ragazzi che emigrano, che ce l’hanno fatta, illustrando se stessi e tutta la nostra comunità, un ricordo a chi è caduto vittima dell’odio feroce, dell’intolleranza e del fanatismo.

Il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio, ha partecipato da remoto “In onore di Fabrizia e di tutte le vittime, noi continueremo sempre la lotta al terrorismo”. David Sassoli, presidente del Parlamento Europeo, fa notare il compito delle istituzioni di difendere le diversità culturali, di lottare contro ogni forma di discriminazione, di quanto sia importante il restare uniti. Presente e notevole l’intervento di Pietro Benassi, rappresentante permanente d’Italia presso l’Unione europea, che ricorda con affetto di come Fabrizia è stata una gran ambasciatrice del nostro Paese. Parola “libertà”, del presidente della Fondazione Carispaq, Mimmo Taglieri, ricordando la giovane donna e tutte le vittime del terrorismo, un discorso coinvolgente sull’importanza del mantenere saldi i nostri valori di tolleranza ad unione in totale opposizione al fanatismo e al terrore, una società le cui basi sono l’inclusione e la solidarietà. La consigliera regionale Antonietta La Porta fa luce su quanto sia importante sostenere i giovani ed aiutarli a realizzare i loro sogni e per quanto questa violenza sia stata cosi inaudita ha dato però vita a qualcosa di veramente importante. Lorenzo Micheli, presidente della commissione giuria è intervenuto in diretta da Dubai, congratulandosi con tutti i ragazzi che hanno partecipato al concorso, ha fatto notare di come oggi essere attaccati alla propria terra non vuol dire non essere cosmopoliti bensì avere a cuore le proprie origini ma con una visione globale. L’Italia è Paese guida del progetto Connecting Minds, Creating the Future: questo il claim che rappresenta un invito a sperare e costruire un domani migliore. Lacrimevole infine il video realizzato dalle amiche di Fabrizia le quali la ricordano per il suo credere alla meritocrazia, ai diritti delle donne e di come lei sia stata ed è un modello d’ispirazione per loro, per noi e per le future generazioni.

La vincitrice del concorso Martina Anelli, Polo liceale statale “Saffo”, emozionatissima dichiara di quanto non si aspettava questo onore, crede fortemente nei valori della fratellanza e del rispetto, si può costruire un mondo migliore anche se non è semplice, bisogna crederci e lottare. Sono tanti i ragazzi che in questa settimana hanno notato l’opera, molti purtroppo non avevano idea di cosa fosse o cosa rappresentasse. Tutti però, nell’ascoltare il perché e il come, conoscevano Fabrizia, tutti. Alessia, del polo umanitario, oltre a trovare la scultura molto bella, apprezza la sua simbologia, crede in un mondo migliore, possibile solo se tutte le persone accettano il concetto di uguaglianza. Valentina ha una vita davanti e trova ingiusto che una ragazza giovane come Fabrizia abbia perso la vita per qualcosa di cui non aveva colpa, anche lei vuole vivere un’esperienza all’estero ed allargare i suoi orizzonti. “Ci sono tante guerre nel mondo, molte sono ideologiche, quindi ognuno di noi deve impegnarsi per far sì che si forma un mondo migliore, il mondo ha bisogno dell’aiuto di tutti perché sennò non si potrà mai arrivare. Un certo tipo di mentalità non penso che sia facile cambiarla, penso che sia importante partire dall’educazione dalle nuove generazioni, anche la scuola può fare tanto al di là delle famiglie dove purtroppo sono i genitori stessi ad avere una mentalità chiusa senza capire magari che i figli possono fare la differenza” dicono Caterina e Chiara del liceo scientifico di Sulmona.

Ecco amici, concludo con una mia personale riflessione. Ho pianto, ho pianto a più riprese lo scorso quattro dicembre nella hall di quella che è stata la mia scuola, il mio liceo. Un po’ per la commozione del tutto, un po’ perché potevo essere io Fabrizia di Lorenzo, e quella forza fatta a donna di mamma Giovanna Frattaroli, la mia di madre. Mi sono tornati in mente tutti i flash di quel drammatico venerdì 13 novembre 2015, gli attentati terroristici di Parigi sono stati devastanti. In 33 minuti sei attacchi dove morirono 130 persone, e 350 rimasero ferite. I corpi a terra insanguinati coperti dai teli, le urla, i militari con i mitra, le metro chiuse, i giornalisti di tutto il mondo in piazza della Republique. Il silenzio assordante del giorno dopo, atipico della Capitale, rotto solo dalle sirene che sfrecciavano. La vicinanza e la preoccupazione da parte dell’intera Sulmona verso di me, quel sentimento di unione e comunanza che oggi si fa fatica a vedere. Tutto passa, tutto scorre, Pánta rhêi hōs potamós, come un fiume, diceva Eraclito. Cosa resta se non il ricordo?

Latifa Benharara

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