LA SERA DI NATALE

Amici di “Punto e Virgola”, ben trovati in questo appuntamento settimanale particolarmente natalizio. Con tutta onestà non è semplice raccontare del Natale senza scendere nel banale! Dalle origini della festività, fino alle tradizioni abruzzesi per poi fare il punto su quello che rappresenta e su quello che oggi, ahimè, è diventato.

Nel giorno di Natale si celebra la nascita di Gesù (pace su di lui) Messia, Cristo, salvatore dell’umanità, “figlio di Dio” nel cristianesimo e profeta nell’Islam. Generalmente è festeggiato in tutto il mondo come oggi, il 25 dicembre, questa data è riconosciuta però solamente dal mondo cattolico, protestante e anglicano, evangelico-luterana. La Chiesa greco-ortodossa orientale, quella copta, e quella armena, festeggia la nascita di Cristo il 7 gennaio anche se l’effettiva data di nascita di Gesù non è certa.

Il termine Natale significa “il giorno della nascita”, la datazione tradizionale si rifà al monaco Dionigi “il Piccolo” nel VI sec. su mandato del papa Giulio I e la collocazione il 25 dicembre della ricorrenza liturgica della nascita del Cristo è documentata a partire dal 336 d.C. Il 25 dicembre era già da tempo la festa del “Sole vittorioso” (Sol Invictus), un’occasione in cui si celebrava la vittoria del Dio Sole sulle tenebre: secondo i romani proprio in quel periodo avveniva il solstizio d’inverno, momento a partire dal quale le ore di luce aumentavano a scapito del buio.

Sempre in quel periodo i romani celebravano i saturnali per onorare Saturno, Dio dell’agricoltura: si tratta di una festa in cui il sole rinato era segno dell’approssimarsi della primavera portatrice di nuovi frutti, e per questo ci si scambiava ricchi doni tra amici e parenti. Il Natale in Abruzzo rappresenta la festa che più si ricollega alle tradizioni e al passato dove i veri valori sono tramandati attraverso i racconti degli anziani, di generazione in generazione. Il rito del ceppo ad esempio è una tradizione che consiste nel bruciare un ceppo, scelto e messo da parte precedentemente già al momento della provvista della legna, e farlo ardere dalla notte della vigilia di Natale fino alla notte di Capodanno, senza far spegnere la fiamma. La tecchia, lu pézze, la stèlla, lu tizzone, ju ciòccn , ju capezzone (il ceppo nei dialetti abruzzesi) simboleggia l’anno che volge al termine e che porta con se tutte le emozioni e sentimenti degli avvenimenti positivi e negativi accaduti nel corso dell’anno.

Gli zampognari che troviamo nei nostri centri già dalla metà di novembre, sono i pastori della montagna che scendono in città, in abiti tipici, suonano con le loro zampogne motivi natalizi tradizionali per ricevere offerte dai passanti. Il tradizionale presepe e poi lo storico ed apprezzato Presepe Vivente, di grande contenuto mistico è una delle tradizioni più sentite nella nostra regione. I più famosi “Presepi Viventi” d’Abruzzo sono quelli di Rivisondoli il 6 gennaio (il più antico), di Cerqueto di Fano Adriano e delle Grotte di Stiffe.

La nostra terra è poi ricca di tradizioni culinarie, prelibatezze che nel giorno di festa allegrano i palati come: le scrippelle ‘mbusse, il timballo, il parrozzo, i caccionetti, il brodo con cardone e pallottine, il baccalà, i ceci ripieni, i mostaccioli, i taralli di marmellata, le ferratelle, il torrone al cioccolato e gli scarponi. Il giorno della rinascita, è un giorno di festa che racchiude una profonda introspezione che porta (o almeno dovrebbe portare) ad un rinnovamento e quindi al cambiamento, ma anche a sviluppare e riscoprire la speranza e la fiducia che attraverso le “oscurità” della vita si rafforzi la conoscenza e consapevolezza delle proprie risorse. Oggi questa festività viene sempre più sfruttata al servizio di una società consumistica, dall’icona di Babbo Natale, ai vari addobbi, ai costosi (e spesso) inutili regali passando per i carelli della spesa colmi fino all’orlo accompagnati da un’incredibile stress natalizio. Ora che questo atteso giorno è giunto quasi al termine, cosa è cambiato o abbiamo avuto modo di cambiare? È rinato nei nostri cuori il senso della Pace, della tolleranza, della fratellanza, della gentilezza e della solidarietà? Amo ascoltare i racconti dei signori che cominciano nel narrare con: “I me rcuord “. Si ricorda un tempo dove non c’era molta ricchezza materiale ma elevata ricchezza spirituale. Si ricorda un tempo dove la ricerca della verità era parte integrante dell’essere umano. Si ricorda un tempo dove i valori erano Valori. Alti, veri e puri. Forse un giorno ricorderemo anche noi. Luce. Vi auguro l’estasi nel vedere e nel riconoscere la luce che è in ognuno di voi, la stessa del nostro Messia.

Latifa Benharara

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