ALLARME SCABBIA A SULMONA, UNA DECINA DI CASI IN CITTA’

Focolai di scabbia si registrano nella città di Sulmona. E’ allarme al pronto soccorso dell’ospedale dell’Annunziata per il caso di un’anziana che per diversi mesi è stata afflitta da gravi problemi dermatologici senza riuscire ad avere una diagnosi certa né in zona, né all’ospedale di Pescara. Poi, quando anche altre persone e alcuni familiari hanno avuto gli stessi problemi, è stato scoperto che si trattava di scabbia. Sarebbero almeno una decina di casi finora registrati nel capoluogo peligno con le farmacie che avrebbero esaurito i farmaci, tra l’altro costosissimi e non rimborsati dalla sanità pubblica. Dopo qualche tempo dalle dimissioni dal reparto ortopedia per la rottura di un femore, l’anziana ha cominciato a lamentare prurito insopportabile e rash cutanei. Su consiglio del medico di base, si è sottoposta ad una visita dermatologica privata e le viene prescritta una terapia di pomata cortisonica e antistaminico che riduce il fastidio ma non risolve il problema che, invece, persiste e si aggrava. Da allora la signora è stata visitata tre volte in pronto soccorso a Sulmona, anche per via di altre patologie, e una volta a Popoli, ma nonostante i familiari segnalino il problema alla pelle, nessuno emette una diagnosi certa. Al pronto soccorso di Popoli ammettono di non avere idea e chiedono una visita specialistica all’ospedale di Pescara, dove la dermatologa in servizio, con una visita molto sbrigativa, diagnostica un “eczema senile”. Ma il caso vuole che una vicina di casa, che spesso si reca in casa della signora, la stessa mattina viene visitata dalla stessa dermatologa perché afflitta da tempo da prurito e rash cutanei. Anche a lei vengono prescritte cure a base di pomate cortisoniche e antistaminici per ridurre il prurito. Nel frattempo il figlio della signora, ormai disperato, prenota un ennesimo consulto privato e dopo circa venti giorni la professionista diagnostica in maniera inequivocabile la scabbia. Che nel frattempo, causa diagnosi precedenti mancate o sbagliate, contagia tutto il resto della famiglia. Stessa sorte subisce la vicina di casa. L’anziana, sfinita e provata dalla sofferenza inflitte dall’infezione, viene nuovamente ricoverata al pronto soccorso sulmonese dove avviene il paradosso: i medici in servizio dubitano ancora che si tratti del pernicioso acaro e il figlio della signora è costretto a portare le prescrizioni della dermatologa che ha effettuato la diagnosi e, addirittura, i medicinali per curare la madre. Il fatto scatena una certa agitazione tra il personale perché, essendo la scabbia molto contagiosa, può mettere a rischio l’intero pronto soccorso e si cerca una soluzione per ricoverare la signora in reparto infettivo all’Aquila, ma causa Covid, posti non ce ne sono. Per cui la malcapitata resta quattro giorni nella shock room del pronto soccorso fino a quando, ritenuta non più contagiosa, viene trasferita nel reparto di medicina. A margine della vicenda i familiari riferiscono che nelle farmacie dove hanno dovuto acquistare i costosissimi farmaci, non mutuabili, hanno avuto notizia di numerosi casi in città e si chiedono come mai, finora, le autorità sanitarie non abbiano preso alcun provvedimento.

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