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All’Italia converrebbe vendere parte della sua partecipazione in Poste Italiane?

È notizia degli ultimi giorni che il Ministero delle Finanze, nel quadro del piano di privatizzazioni da 20 miliardi di euro annunciato dal Governo, starebbe valutando la possibilità di cedere una quota tra il 10% e il 20% di Poste Italiane per un incasso valutato tra i 1,32 e 2,64 miliardi di euro ai prezzi attuali delle azioni. Tenendo conto della crescita del valore delle azioni negli ultimi anni, dei dividendi distribuiti e del tasso di interesse  pagato sul debito che andrebbe ad azzerare, all’Italia converrebbe vendere parte della sua partecipazione in Poste Italiane?

La storia borsistica di Poste Italiane

Le azioni di Poste Italiane sono state quotate a Piazza Affari nell’ottobre del 2015. Consideriamo, quindi, la loro performance annuale dal 2016  fino alla fine del 2023. Inoltre, sottolineiamo che nei calcoli seguenti consideriamo lo storico NON aggiustato per i dividendi. Ciò vuol dire che la performance annua non tiene conto del rendimento del dividendo.

Sotto queste ipotesi, su 8 anni 4 hanno chiuso in territorio negativo. In media, la crescita media annua delle azioni è stata del 7,14%. Un incremento di valore ben superiore ai tassi di interesse medi nello stesso arco temporale.

Se consideriamo che il piano di privatizzazione previsto dal Governo dovrà concludersi entro il 2026, possiamo concludere che entro questa data le azioni di Poste Italiane potrebbero apprezzarsi di oltre il 20%.

I dividendi pagati nel corso degli anni

Nel corso degli anni Poste Italiane ha sempre mostrato una forte attenzione alla politica dei dividendi che sono cresciuti costantemente nel corso degli anni. Anche per l’esercizio 2023 aumenterà il dividendo a 71 centesimi, con un incremento del 9% su base annua e di 2 punti percentuali rispetto alla precedente guidance.

Con questi dati a disposizione è possibile andare a calcolare i dividendi attesi che potrebbero essere distribuiti nei prossimi anni. Entro il 2026 Poste Italiane potrebbe distribuire oltre 2,6 miliardi di euro di dividendi con un rendimento medio annuo atteso di circa il 6%.

Dividendi pagati nel corso degli anni da Poste Italiane ai propri azionisti
Dividendi pagati nel corso degli anni da Poste Italiane ai propri azionisti-Fonte https://www.posteitaliane.it/it/dividendi.html

All’Italia conviene vendere parte della sua partecipazione in Poste Italiane?

Nella figura seguente sono mostrati i tassi di intessere nominali medi pagati sul debito pubblico italiano. Come si può notare, a partire dal 2000 in poi questi tassi si sono sempre mantenuti sotto il 6%. Dal 2012 in poi sono quindi scesi stabilmente sotto il 4%. Per i prossimi anni nelle stime della Commissione europea gli interessi sul debito dovrebbero salire al 4,2% nel 2024 e al 4,6% nel 2025.

Poiché in rendimento medio del dividendo di Poste Italiane è in media del 6%, anche senza tenere conto della crescita del valore delle azioni, possiamo dire che vendere azioni di Poste Italiane per ridurre il debito non è un buon affare. Nel lungo periodo, infatti, lo Stato Italiano guadagnerebbe di più incassando i dividendi e portando a bilancio la crescita del valore delle azioni.

Tassi di interesse nominali medi pagati sul debito pubblico italiano
Tassi di interesse nominali medi pagati sul debito pubblico italiano – Fonte https://grafici.altervista.org/tassi-di-interesse-medi-pagati-sul-debito-pubblico-in-italia/

 

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