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Perché puoi cancellare le cartelle esattoriali con un colpo di spugna e tornare a vivere sereno

Le cartelle esattoriali sono un vero incubo per moltissimi contribuenti. E nemmeno le sanatorie e le rottamazioni introdotte in questi ultimi anni hanno reso meno pesante il carico per molte famiglie e contribuenti in genere.

Ma le cartelle esattoriali non devono sembrare un ostacolo insormontabile da superare. Perché puoi cancellare le cartelle esattoriali in diversi modi ed a volte con un autentico colpo di spugna. Ecco alcuni suggerimenti utili a chi si trova in una di queste condizioni.

Perché puoi cancellare le cartelle esattoriali con un colpo di spugna e tornare a vivere sereno

Emotività, preoccupazione, disperazione, sono gli stati d’animo più diffusi di chi riceve le cartelle. A questo bisogna aggiungere il carico economico che le stesse generano su una famiglia, su un imprenditore o su un contribuente in generale. Senza considerare ciò che accade se per un qualsiasi motivo il contribuente interessato non paga questi debiti. I pignoramenti, le confische ed i fermi amministrativi sono all’ordine del giorno per gli indebitati. Ripetiamo però che tutto è risolvibile, in base a quello che un contribuente vuole fare e in base a cosa offre la normativa in vigore.

Partiamo naturalmente dalla richiesta di rateizzazione delle cartelle, che, dimostrando di essere in serie difficoltà finanziarie, può essere allungata fino a 10 anni. Infatti, si può chiedere all’Agenzia delle Entrate Riscossione di rateizzare il debito, anche fino a 120 rate per chi ha problemi che può documentare. Altrimenti si può arrivare senza ostacoli a 72 rate. Tra l’altro il Governo Meloni nella riforma fiscale e della riscossione, sta valutando di concedere senza troppi vincoli e difficoltà il numero massimo di rate (120, ndr), alla generalità dei richiedenti.

Cosa si può fare per annullare una cartella esattoriale

Quella prima citata è la soluzione che può adottare chi vuole pagare e soprattutto chi ha verificato che il debito effettivamente è dovuto. Il colpo di spugna che abbiamo citato in premessa, invece, riguarda una soluzione alternativa che, però, parte sempre da verifiche che il contribuente deve effettuare. Verificare quindi la presenza di eventuali errori nella cartella esattoriale. Vizi di forma, errori nel calcolo o nelle informazioni riportate, magari riguardo al tributo evaso e non saldato a suo tempo o errori nei dati del contribuente.

Infine, è cosa buona controllare le date delle notifiche, a partire da quelle del tributo, tassa o multa non pagata. Cioè, già prima che il debito passasse di mano finendo al Concessionario alla Riscossione. Così come il contribuente deve rispettare i termini per il pagamento di un “balzello”, così gli enti devono rispettare dei termini per l’invio dei solleciti e delle notifiche di mancato pagamento. Perché non c’è debito, comprese le cartelle esattoriali, che non abbiano una loro scadenza. Un debito decorso un determinato numero di anni va in prescrizione, cioè scade. In genere se un contribuente non riceve nulla riguardo ad un suo debito per 5 anni, questo debito può dirsi scaduto.

Di conseguenza, la cartella esattoriale che ne deriva, anche se arriva a casa, può non essere pagata. Ma bisogna chiedere il cosiddetto sgravio indicando la prescrizione (oppure i vizi prima citati), come motivazione della richiesta. Sarà a cura dell’Agenzia delle Entrate appurare la veridicità delle motivazioni addotte e, in questo caso, cancellare la cartella con il colpo di spugna prima citato.

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