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Se invece di usare la chiavi, suoniamo il campanello prima di entrare in casa, succede qualcosa di inaspettato

Arrivare a casa dovrebbe essere un momento di sollievo e rilassamento, un’occasione per staccare la spina dalle tensioni della giornata e immergersi in un ambiente confortevole e accogliente. Troppo spesso questo momento viene trascurato o addirittura ignorato, perdendo così l’opportunità di creare un’atmosfera positiva e rigenerante.

Una pratica semplice ma significativa per rinnovare l’esperienza del rientro a casa è quella di suonare il campanello della porta d’ingresso ogni volta che si arriva. Questo piccolo gesto può avere un impatto sorprendente sulla nostra percezione dello spazio domestico e sul nostro benessere generale. Il suono del campanello che risuona all’ingresso è come un saluto amichevole che ci accoglie ogni volta che torniamo a casa. Ci fa sentire attesi e desiderati nel nostro spazio, creando un senso di appartenenza e accoglienza.

Suonare il campanello può diventare un rituale di transizione che segna il passaggio dal mondo esterno, con le sue pressioni e le sue preoccupazioni, al santuario protetto della nostra casa. È un modo tangibile per separare il lavoro dalla vita personale e per entrare in uno stato mentale più rilassato e disteso.

Noi valiamo

Se invece di usare la chiavi, suoniamo il campanello anche se viviamo soli, siamo pazzi? Non lo siamo assolutamente. Proprio se a casa non c’è nessuno che ci attende, questo semplice atto ci porta a prendere consapevolezza del presente. Ci incoraggia a rallentare e a riconnetterci con noi stessi, visto che nessun altro lo può fare. Lasciarsi alle spalle stress e distrazioni esterne è una missione che solo noi possiamo portare avanti.

Suonare il campanello ogni volta che si arriva a casa può essere un modo per esprimere gratitudine per il nostro spazio vitale. Ci ricorda di apprezzare le comodità e le risorse che abbiamo a disposizione, incoraggiandoci a trattare la nostra casa con rispetto e cura. Inoltre, il suono ha un impatto sensoriale che va oltre il semplice udito. È un segnale tangibile che attiva i nostri sensi e ci prepara a vivere la parte della giornata dedicata al riposo. Anche se siamo soli, suonare il campanello può fungere da segnale di accettazione per noi stessi. Ci fa sentire speciali e valorizzati, anche quando non c’è nessuno ad accoglierci fisicamente.

Se invece di usare la chiavi, suoniamo il campanello, ci connettiamo con noi stessi

Molti potrebbero pensare che parlando con il nostro medico, lui potrebbe dirci che abbiamo qualcosa che non va se seguiamo un comportamento simile. E invece sbagliamo. Se dovessimo farlo, ci accorgeremo che il medico è particolarmente aperto a discutere queste nostre iniziative. Potrebbe essere d’accordo con il fatto che il suono del campanello nella routine quotidiana contribuisce a introdurre un senso di ordine nella nostra vita. È un aiuto a stabilire confini chiari tra i diversi momenti della giornata, che crea una sensazione di equilibrio e sicurezza.

Questa pratica influenza sicuramente in maniera positiva anche gli altri membri della famiglia o gli coinquilini, se abbiamo la fortuna di non vivere soli. Crea un’atmosfera di rispetto reciproco e collaborazione nella cura dello spazio condiviso. Avvertire del nostro arrivo anche se abbiamo le chiavi di casa, è un segno di gentilezza che dimostra quanto siamo premurosi e rispettosi della privacy altrui. Suonare il campanello della porta d’ingresso, ogni volta che arriviamo a casa, può essere gesto meccanico. Ma non dovrebbe essere così. Ogni cosa che lo riteniamo tale andiamo a perdere il senso della quotidianità. Dipende tutto dalla nostra consapevolezza e da quanto siamo disposti a connetterci con la nostra vita. Proviamo quindi a suonare il campanello prima di entrare in casa, constatiamo se il risultato è apprezzabile oppure se ci fa rimenare indifferenti.

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