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In pensione già a 62 anni di età o con 37 anni e 10 mesi di contributi, nel 2024 si può?

Una misura di pensionamento particolarmente favorevole utilizzata in questi anni rischia chiaramente di non poter più essere sfruttata. Inizialmente prevista per aziende di grandi dimensioni e cioè fino a 1.000 dipendenti in organico, ma poi estesa anche ad aziende con almeno 50 dipendenti, parliamo del contratto di espansione.

Uno strumento che non è stato inserito in una Legge di Bilancio ricca di proroghe ma non questa. Adesso però la misura ha un’altra chance di essere posizionata ai nastri di partenza per il 2024. L’occasione è il Decreto Milleproroghe. La misura interessa tanto i lavoratori, perché parliamo di pensionamento anticipato di 5 anni, e tanto le aziende.

In pensione già a 62 anni di età o con 37 anni e 10 mesi di contributi, nel 2024 si può?

Grazie al contratto di espansione fino al 2023 le imprese che avevano in programma delle riorganizzazioni strutturali dei cicli produttivi, con cambiamenti votati alla tecnologia, potevano trovare un’intesa con i sindacati a livello ministeriale. In pratica un accordo con i sindacati da trovare al Ministero del Lavoro con conseguente avvio del contratto di espansione. Grazie a questo contratto i lavoratori che si trovavano a cinque anni di distanza dalla pensione anticipata ordinaria o a cinque anni di distanza dalla pensione di vecchiaia potevano andare in quiescenza subito. L’azienda riduce il personale in esubero senza licenziamenti, assume nuovi addetti più propensi alle novità (un nuovo assunto ogni tre prepensionati) ed il lavoratore va in pensione prima. Una misura che è evidente come sia ottimale da ogni punto di vista. Ecco perché la mancata conferma nella manovra finanziaria del Governo, ha già lasciato molti nostalgici.

Pensione anticipata con il contratto di espansione, ecco come

L’azienda si carica l’onere di finanziare la pensione che l’INPS eroga a questi lavoratori che rientrano nel contratto. E nel caso di un lavoratore che si trova con 37,10 anni di contributi (le donne 36,10), ecco che l’azienda si sobbarca pure l’onere di versare i 5 anni di contribuzione figurativa. L’INPS, nel frattempo, paga mensilmente come una normale pensione, ciò che spetta al lavoratore. A vantaggio dell’azienda, la possibilità di scorporare da ciò che deve versare, l’intero ammontare della Naspi spettante per ciascun lavoratore.
In pensione già a 62 anni di età o con 37 anni e 10 mesi di contributi, questo ciò che permette di fare il contratto di espansione. Una misura scaduta il 31 dicembre 2023 e non prorogata, almeno al momento. Il Governo ha prorogato Opzione Donna, l’APE sociale e Quota 103, ma ha “dimenticato” il contratto di espansione. A meno che non ci siano novità, da molti tanto attese, dal Decreto Milleproroghe.

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