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Dopo la settimana del BTP Valore 2030 in questi giorni a brindare sono questi investitori in titoli di Stato: perché?

Non di sole cedole vive l’investitore sul reddito fisso, termine peraltro che lascia presupporre che tutto resti stabile e immutato nel tempo. Dipende. Ci sono prodotti che l’emittente colloca a 100 e a tale valore lo rimborsa anche prima della naturale scadenza, come i buoni postali e i conti deposito, se la banca lo consente.

Sui titoli di Stato, e le obbligazioni in generale, le possibili strategie operative sono relativamente più complesse. Si può puntare esclusivamente sul flusso cedolare, tipo gli investitori cassettisti che hanno acquistato il BTP Valore 2030. Oppure a un mix di rialzo dei corsi e l’incasso di una buona cedola periodica. Infine, c’è chi insegue principalmente i movimenti dei prezzi non facendo altro che trading su bond, quasi al pari di quanto avviene con le azioni di Borsa. Ora, dopo la settimana del BTP Valore 2030 in questi giorni a brindare sono questi investitori in titoli di Stato. Vediamo di capirne il perché.

Il rendimento sui titoli di Stato

La cedola è una componente chiave del bond, fissata in origine dall’emittente. Può essere fissa e costante, o variabile, o fissa e crescente o decrescente a seconda delle strategie perseguite dal debitore. Quindi prima sottoscrivere un prodotto si prende nota della struttura cedolare e si decide se aderire o meno all’offerta.

Il rendimento, invece, dipende da molteplici variabili: inflazione, politica monetaria della Banca Centrale, spread, rischio emittente, il proprio prezzo di carico, etc. Ora, in parole molto semplici diciamo che è in base alle dinamiche dei rendimenti che si muovono, in maniera inversa, i prezzi delle obbligazioni sul mercato secondario.

Dal picco dell’autunno scorso i rendimenti si sono progressivamente sgonfiati, anche in questi giorni. Giovedì 7 c’è stata la riunione BCE che ha lasciato invariati i tassi d’interesse, una decisione attesa dai mercati. Tuttavia, le parole criptiche della Presidente Christine Lagarde (“ne sapremo un po’ di più ad aprile, ma ne sapremo molto di più a giugno”) hanno aperto la porta a un possibile taglio dei tassi tra 3 mesi. Avverrà tutto ciò e, soprattutto, in che termini (un quarto o mezzo punto %?)

Dopo la settimana del BTP Valore 2030 in questi giorni a brindare sono questi investitori in titoli di Stato

Oltre all’apertura al possibile taglio dei tassi vi sono altri fattori che spingono alla ripresa dei corsi. Uno rimanda all’inflazione, attesa dalla BCE (l’inflazione core) al 2% entro il 2026.

Altri benefici derivano dalla discesa dello spread, termometro primo del grado fiducia e stabilità dell’emittente. Il Paese è percepito come affidabile sui mercati internazionali, per cui gli operatori, piccoli e grandi, si fiondano a comprare i sovereign bond nazionali. Anche perché a parità di durata le obbligazioni del Tesoro rendono di più rispetto a molti altri omologhi bond europei.

Ora vediamo di quanto sono saliti in questi giorni i corsi di alcuni bond lunghi:

  • il BTP 2,15% marzo 2072 lunedì 4 ha aperto a 59,69 centesimi e ha segnato un picco a 63,80 giovedì 7 (ora è sui 62,60);
  • il BTP 2,15% settembre 2052 ha aperto la settimana a 65,40, ha segnato un massimo giovedì a 69,30 e ora scambia sui 68,40;
  • il BTP 1° marzo 2034, cedola al 4,20%, ha aperto la settimana a 102,71 e ora scambia a 105,36, dopo un picco a 105,68 il 7 marzo.

A seconda del bond, quindi, c’è stato un rialzo di qualche punto percentuale nel giro di poche sedute. Spesso si è trattato di rialzi pari a una cedola semestrale, ma in un tempo decisamente limitato. Tuttavia, si tratta operatività ad elevato rischio adatta esclusivamente a chi ha elevata preparazione e propensione a correre certi pericoli.

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