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Niente male il rendimento dell’ultimo BOT rispetto alla liquidità infruttifera sul conto

Si è tenuta a metà settimana l’ultima emissione di Buoni Ordinari del Tesoro di durata annuale. Si tratta di un tipico di investimento sul reddito fisso di breve o brevissima durata, a seconda delle decisioni e delle necessità dell’emittente, il Dipartimento del Tesoro del MEF.

Essi rientrano nella famiglia dei titoli di Stato, ma si differenziano dagli altri per una serie di ragioni. Uno di essi riguarda il potenziale guadagno, dato dal c.d. scarto di emissione. Si tratta della differenza tra il prezzo di emissione e/o acquisto sul secondario e quello di rimborso finale o di rivendita anticipata. Al riguardo, niente male il rendimento dell’ultimo BOT rispetto alla liquidità infruttifera sul conto.

L’ultima emissione del Buono Ordinario del Tesoro

Martedì 12 il Tesoro ha collocato tutti i 7,5 miliardi di € di BOT (l’intero ammontare disponibile), a fronte di una domanda di quasi 10 mld di € (9,99). Dunque, il rapporto di copertura (rapporto domanda/offerta) è stato di 1,33, in leggera flessione rispetto all’1,37 dell’asta di febbraio.

Il bond ha durata a un anno: il 14 marzo 2025 l’emittente rimborserà il debito contratto in questi giorni (collocato il 12 e regolato il 14 di marzo). Non varia invece il regime fiscale del bond rispetto ai titoli sovrani nazionali. Quanto alle spese di gestione, esse dipendono dalle condizioni economiche previste dal proprio intermediario finanziario di fiducia.

Il titolo ha codice ISIN IT0005586349, ed è disponibile sul MOT di Borsa Italiana, cioè, è tradabile sul mercato secondario alle condizioni di mercato vigenti all’atto dello scambio. Giusto a titolo di esempio, al tempo dell’articolo il titolo passa di mano al prezzo di 96,554 centesimi, in calo dello 0,05% rispetto al prezzo di chiusura di ieri. Più in generale, e al netto dei casi unici e eccezionali, di norma il BOT con il passare dei giorni si approssima sempre più verso il suo naturale valore di rimborso a 100.

Niente male il rendimento dell’ultimo BOT rispetto alla liquidità infruttifera sul conto

L’attuale quotazione è quasi in linea con il prezzo di aggiudicazione del 12 marzo a 96,53 centesimi. A tale valore ha corrisposto un rendimento lordo di aggiudicazione del 3,546% e un rendimento netto, secondo Assiom Forex, del 2,935%.

Ora, i BOT rientrano nella famiglia degli strumenti di liquidità, raggruppamento nel quale abbiamo conti deposito, c/c, fondi monetari e di liquidità. Confrontiamoli con il conto corrente: è un paragone che regge? Dicendo subito che il c/c è uno strumento di pagamento, i BOT uno di investimento. Quindi sono differenti (almeno) nelle finalità, oltre che nella controparte di turno (banche nel caso dei c/c, Stato in quello dei BOT).

Basterebbe questa distinzione per comprendere allora perché il primo è infruttifero e il secondo invece è remunerativo. Dunque, sarebbero due prodotti alternativi o agli antipodi? Nessuna delle due. Più semplicemente potrebbero essere invece due strumenti che si completano (al pari dell’accoppiata “c/c-conto deposito”) nel senso che uno (il CD o il BOT, per esempio) remunera la liquidità in eccesso e infruttifera presente sul c/c.

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