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Quali sono i rischi e le principali minacce che il nuovo BTP Valore dovrà affrontare da qui fino al 5 marzo 2030?

Nella settimana di collocamento del neo bond retail del Tesoro nel 2024 è una corsa di analisi e comparazioni per meglio valutare il da farsi. Quanto rendono gli interessi e il premio fedeltà finale? Quanto dura e come sono divisi gli step? Che succede se liquido anzitempo il prodotto? E così via.

Parimenti c’è chi s’interroga su quali potrebbero essere i potenziali rischi a cui questo prodotto finanziario, al pari di tutti gli altri, espone l’investitore dall’inizio alla fine. Detta diversamente, quali sono i rischi e le principali minacce che il nuovo BTP Valore dovrà affrontare da qui fino al 5 marzo 2030? Passiamoli in rassegna.

Due rischi alquanto insidiosi: il rischio tassi e quello di mercato

Vediamo due rischi molto legati tra loro, ossia quello di mercato e il rischio tassi di interesse.
Il primo allude al rischio di subire perdite in conto capitale dovute alle oscillazioni di prezzo del bond sul mercato secondario. Il BTP Valore 2030 nasce a 100 e a questo valore verrà rimborsato il 5 marzo 2030. Nel mentre, invece, il prezzo fluttuerà fino a scadenza a seconda delle dinamiche del mercato. Per il cassettista che compra in emissione e tiene fino al rimborso finale il problema non sussiste. Idem per chi riuscirà a comprarlo un domani sotto 100 (se e quando il bond batterà questi prezzi) e lo terrà fino alla fine (anzi, genera una plusvalenza). Diverse, infine, le considerazioni per chi lo acquisterà in futuro sopra 100: ad esempio, è alla ricerca di una minus a medio termine?  Il rischio di mercato è, in genere, molto influenzato dalla politica dei tassi ufficiali BCE, il c.d. rischio tassi. I bond variabili come il BTP Italia e similari fluttuano poco sul secondario in quanto scaricano sulle cedole (variabili, perché agganciate all’inflazione) il grosso di questi trend. Quelli a tassi fisso, invece, adeguano il prezzo in maniera inversa alle dinamiche dei tassi.

Quali sono i rischi e le principali minacce che il nuovo BTP Valore dovrà affrontare da qui fino al 5 marzo 2030?

Altre due minacce attengono al rischio emittente e al rischio liquidità. Nel primo caso il riferimento è alla percezione del rischio sovrano da parte del mercato. Il termometro più usato dagli operatori finanziari per misurarlo è lo spread che indica la differenza tra rendimenti o tassi di interesse o prezzi tra due omologhi prodotti. Esso sale quando gli investitori reputano più rischioso un emittente di un altro circa la sua solvibilità e/o capacità di rimborso del capitale a scadenza.
Al momento l’Italia gode di un buon spread di mercato, il Governo tiene, né vi sono minacce serie sull’orizzonte di breve-medio termine.
Il rischio di liquidità scatta quando non ci sono sufficienti acquirenti sul mercato al momento della vendita. La conseguenza è che all’eventuale liquidazione anticipata del prodotto spesso bisogna accettare un prezzo più basso di quello richiesto. Tuttavia, minore è la durata residua del bond, più alta la cedola e il rating emittente, maggiore è la probabilità di veder svanire questo specifico rischio.

Un primo rischio che non c’è: quello valutario

Un’ultima minaccia di uno strumento finanziario in generale è quello di cambio. Esso ricorre tutte le volte in cui esso un prodotto è denominato in una moneta differente da quella del Paese dell’investitore. Pensiamo all’investitore in euro e un bond in dollari o sterline etc. In questi casi una svalutazione della moneta di denominazione del bond nel periodo di suo possesso genera una perdita da cambio. Per il BTP Valore 2030, tuttavia, si tratta di considerazioni del tutto prive di fondamento. Il prodotto è denominato in euro per cui si tratta di un rischio inesistente.

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