TIKTOK E “STATTE A LA CASA”

Amici lettori di Punto e Virgola, arte, cultura e curiosità; bentrovati in questo appuntamento settimanale. Oggi voglio parlarvi di TikTok. Lo conoscete?! Forse avete ricevuto un video simpatico su WhatsApp con un loghetto sulla destra, oppure avete visualizzato qualche pubblicità mentre guardavate un video su YouTube o forse, lo avete sentito nominare dai vostri figli o ancora siete degli utenti simpatizzanti.

TikTok è un social network cinese (Douyin) lanciato nel settembre 2016 della società ByteDance, attraverso questa app, gli utenti possono creare brevi video, scenette, balletti, gag comiche, stacchetti, lip-sync (canzoni cantate o brani recitati simulando il movimento delle labbra), clip musicali di durata variabile (dai 15 ai 180 secondi) ed eventualmente modificare la velocità di riproduzione, aggiungere filtri, effetti particolari, suoni e scritte.

In Cina l’applicazione è più sviluppata, integrando anche funzioni per l’internet marketing e a breve anche da noi sarà possibile vedere un oggetto o un indumento in un video e comprarlo in un click. Conoscevo già questa applicazione e negli anni ho preferito non scaricarla e non essere una loro utente per via delle notizie che fosse un’app studiata e creata per generare dipendenza. Poi il Covid, la quarantena, la curiosità mi hanno spinto a fare il grande passo. Posso dire per esperienza diretta che da “guardo solo un video” a perdere la cognizione del tempo è un attimo. L’algoritmo è davvero potente. Nicolas Kayser-Bril dell’istituto di ricerca AlgorithmWatch afferma che “l’algoritmo di TikTok è una macchina che crea dipendenza. È programmato per favorire l’azienda, non i suoi clienti”. Non solo, nel mese di luglio 2020 il gruppo di hacktivisti Anonymous ha denunciato la pericolosità dell’app identificandola come un vero e proprio Malware controllato dal governo cinese, il quale agirebbe per eseguire uno spionaggio di massa. L’Europa, così come l’America, in questi anni, sta portando avanti indagini sulle questioni della raccolta di dati privati, sul tipo di video raccolti e condivisi dai bambini online, così come sul sistema di messaggistica. L’India è arrivata addirittura a bandire TikTok, proteggendo i dati e la privacy dei suoi 1,3 miliardi di cittadini e per porre fine alla tecnologia che “rubava e trasmetteva di nascosto i dati degli utenti in modo non autorizzato a server al di fuori del Paese”. Anche il segretario di Stato americano Mike Pompeo, nel luglio 2020, ha annunciato che il governo stava valutando la possibilità di vietare TikTok.

In Italia esattamente un anno fa, lo scorso 22 gennaio 2021, il Garante per la protezione dei dati personali ha disposto il blocco dell’uso dei dati degli utenti per i quali non sia stata accertata l’età anagrafica, seguito della morte di una bambina siciliana di 10 anni, avvenuta dopo la riproduzione di una sfida condivisa tra gli utenti che prevedeva il tentativo di strozzamento dell’utente tramite una cintura attorno al collo.

TikTok utilizza l’intelligenza artificiale per analizzare gli interessi e le preferenze manifestate dagli utenti dell’applicazione, in modo tale da poter personalizzare singolarmente i contenuti ad essi proposti. Crea dipendenza e non solo tra ragazzini e adolescenti ma anche negli adulti che continuano ad aumentare: a gennaio 2020 ha raggiunto quota 41,27 milioni di utenti attivi. Il record non è solo per il numero di utenti iscritti ma anche del tempo che trascorrono su esso: 80 minuti al giorno con una crescita del 100% solo nel 2019. Il tempo trascorso su TikTok di solito si passa nella sezione ForYou, cioè una homepage che mette in fila uno dietro l’altro i video che il social pensa potrebbero essere di gradimento. Per gli utenti creatori di contenuti l’obiettivo è essere nei #ForYou e diventare virali, diventare quindi un influencer. Oggi un influencer può guadagnare più di un’azienda internazionale, poiché capace di condizionare comportamenti dei suoi follower, più ne ha, più soldi guadagna grazie ai contratti e le sponsorizzazioni. Un esempio è la ballerina, di origini italiane, Charli D’Amelio che grazie ai suoi 133 milioni di sostenitori, ha concluso il 2020 con la cifra di 17,5 milioni di dollari di fatturato. Uno dei trend attuali italiani è la canzone “Kinder Fetta a Letto” che racconta la vita di chi non ha proprio voglia di uscire a fare baldoria, ma preferisce stare sotto le coperte con Netflix e una buona tisanina. Il video conta già 3 milioni di views e più di 23mila video sulla piattaforma. L’ideatore è l’abruzzese Edoardo Ruzzi di Loreto Aprutino, in provincia di Pescara.

Giuro che anche io ero tentata nel riprodurre: “We usciamo, seh, usciamo dai, vatti a vestire, ma dove andiamo? A fare che, con chi, perché! Ma ci andiamo a divertire, ah te vuoi fare la baldoria (siiih),io no, non mi va. Anzi, sai che? Statte a la casa, statte a la casa, un bel filmetto, tisanina e kinder fetta… al letto..Ahhh” ma poi mi son chiesta, ma, quanto può essere forte e persuasiva questa app?! Tanto. Davvero tanto.

Latifa Benharara

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