UN SISTEMA A PUNTI: I CREDITI SOCIALI

Cari amici di “Punto e Virgola” ben ritrovati in questo nuovo appuntamento settimanale. Oggi volevo approfondire con voi diverse tematiche: l’emozione della paura (in associazione ad un mito ovidiano), la recente ricorrenza del “Giorno della Memoria” e la tanto discussa omeopatia. Indecisa fra questi argomenti, che comunque tratterò volentieri nelle prossime settimane, ho pensato di condividere con voi un tema poco noto ma attuale: il credito sociale.

Avete presente la serie “Black Mirror” e il romanzo “Big Brother” di George Orwell?! Ecco può non essere più fantascienza. Ben arrivati nella realtà a punti.

Il sistema di credito sociale cinese è un’idea nata nel 2007 e consiste nel giudicare e valutare in maniera costante e permanente il comportamento e l’affidabilità dei cittadini, così come siamo stati abituati a fare per i servizi e le piattaforme online (booking, tripadvisor, the fork, uber, etc). Un esperimento sociale già avviato nel 2018 sarà presto diffuso in tutta la Cina.

In un centro di 700.000 abitanti, le persone, così come le aziende, le banche, i tribunali, le società, ed anche le attività su internet si sono prestate volontariamente ed hanno accettato questo sistema ottenendo il “certificato di affidabilità”.

Cinque sono i livelli di affidabilità in base al punteggio: dal livello A >1000 punti, al livello D < 500 punti. Gli atteggiamenti riprovevoli, come il mancato pagamento di una multa o il gettare le carte a terra, fanno perdere punti, ma anche diritti come ad esempio la libertà di prendere un treno o un volo oltre che il finire su una lista nera. Mentre il volontariato o le attività di beneficenza sono atteggiamenti che ispirano fiducia e fanno acquisire punti.

Per quanto sia un sistema in cui le persone aderiscono in maniera volontaria, sono comunque incentivati dal governo, chi non apprezza ha conti da pagare. Liu Hu, ad esempio, è un giornalista cinese che scrive di censura e corruzione del governo, è stato arrestato, multato ed inserito nella lista nera, ed è considerato “non qualificato” per acquistare un biglietto aereo, proprietà, ottenere un prestito: la sola soluzione è pagare il governo o venire giudicato in tribunale.

Il credito sociale cinese si sta affermando, ed è solo una parte dello stato di sorveglianza del paese che con oltre 170 milioni di telecamere ha sviluppato sistemi avanzati di riconoscimento facciale in grado di seguire le persone in intere città in soli 7 minuti. Mentre l’Europa assume un comportamento in parte critico sui crediti sociali, la maggioranza dei cinesi afferma di essere soddisfatto di questo sistema di lotta contro la criminalità anche se limita le libertà individuali. Questo sistema è stato ampiamente utilizzato durante il periodo Covid per individuare e multare chi non rispettava le misure restrittive, come la violazione della quarantena, per poi essere inserito sulla black list.

L’obiettivo sembrerebbe che ad ogni cittadino sia associato un numero identificativo, un QR, connesso a un registro personale, portando inevitabilmente a disuguaglianze sociali, dividendo le persone in classi/livelli.

La questione che preme a molti italiani oggi è: può l’attuale obbligo del Green Pass (necessario per accedere ai servizi come banche, poste, negozi, parrucchieri etc) e l’obbligo per gli over cinquanta di vaccinarsi portare verso il modello cinese del sistema di credito sociale?

Latifa Benharara

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